Gente capace di vomitare solo merda #JeSuisNobraino

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Sarebbe davvero inutile lasciar scritto in giro per il web la mia opinione sulla strage nel Mar Mediterraneo e il solito sciacallaggio portato avanti dai neo-fascisti. Mi fanno schifo, inutile rincarare la dose.

Quel che mi preme invece di specificare è la tristezza che mi hanno suscitato gli italiani che per una volta speravo riuscissero a dimostrarsi superiori alla loro classe politica: mai speranze furono riposte peggio.
L’italiano medio è capace di vomitare solo merda. L’italiano medio ha dentro di se solo odio represso per non essere riuscito a combinare nulla nella vita.
L’italiano medio è un perfetto idiota che accolla i suoi fallimenti allo Stato, all’Europa, ai migranti.
Nel giorno in cui centinaia e centinaia di persone sono morte in mare, nel giorno in cui il ricordo di intere famiglie è stato spazzato via dalle onde, nel giorno in cui decine di bambini hanno visto morire i loro genitori sotto…

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Se la scuola inglese perde i pezzi…

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REGNO UNITO – Londra 08/04/2015. Quattro insegnanti su 10 smettono di lavorare dopo solo un anno dalla loro abilitazione.

Secondo i dati mostrati dall’ Associazione dei Maestri e Professori (Atl) nel corso di una conferenza  svoltasi nelle scorse settimane a Liverpool, solamente il 62% dei neo insegnanti continua a svolgere il proprio lavoro nelle classi a distanza di un anno dal conseguimento del Qualified Teacher Status.

Le statistiche del Dipartimento per l’Educazione inglese, basate sull’analisi dei dati sulla formazione dei nuovi insegnanti aggiungono un dato piuttosto rilevante: il numero dei maestri “formati” che non hanno mai messo piede in classe è triplicato in sei anni. Da 3.600 nel 2006 a 10.800 per gli ultimi dati disponibili relativi al 2011.

Secondo Mary Bousted, segretario generale dell’associazione che raccoglie maestri e professori: «Quella dell’insegnante è diventata una professione incompatibile con uno stile di vita normale. Troppi dirigenti scolastici sono guidati dalla paura delle ispezioni che invece di portare elementi di qualità nell’educazione degli alunni aggiunge maggiore burocrazia, formulari da compilare, dati da inserire e tre penne di diverso colore per correzioni più incisive…»

Bousted ha chiesto nel corso della conferenza più rispetto per i professionisti della formazione e la revisione dei turni settimanali di 60 ore, che in molti casi producono situazioni di stress fino all’esaurimento. «Se i nostri politici non si prendono cura di noi, presto i cittadini raccoglieranno la loro amara ricompensa. Non ci saranno più insegnanti disposti ad insegnare ai loro bambini. Questa crisi è stata creata dalla politica, e le conseguenze stanno arrivando in maniera inesorabile».

Il presidente di Atl, Mark Baker ha aggiunto che gli insegnanti invece di dedicarsi al proprio lavoro spesso si ritrovano a dover “schedare” i propri alunni. La “sete” di dati del governo chiede ai maestri di fotografare le lezioni e gli studenti allo scopo di dimostrare che la lezione ha avuto effettivamente luogo.

Nel frattempo la quantità di supplenti che insegnano senza un’adeguata formazione diventa preoccupante.

In un articolo di Richard Garner apparso poche settimane fa sul quotidiano locale East London, ripreso in seguito sia dall’ Independent che dal Guardian, viene riportata una intervista all’insegnante Kirstie McAlpine, che ha deciso di lasciare il suo liceo a Newcastle per «riavere indietro la propria vita».

Ha resistito per cinque anni, mentre vedeva insegnanti gettare la spugna molto prima di lei. Lavorava anche 70 ore a settimana, oltre alla correzioni dei compiti di inglese che si protraeva nelle ore notturne. Con due figli di 18 e 16 anni era diventato impossibile mantenere un equilibrio all’interno della famiglia.

«È un peccato» dice «che tutte queste persone cosi appassionate e con molto talento per l’insegnamento si ritrovino nelle condizioni di non poter continuare».

Le ispezioni  dell’Uffico per gli Standard Educativi (Ofsted) stimolate dalle recenti disposizioni sul terrorismo, chiedono agli insegnanti di «tutelare i valori britannici»; «In questo modo» sostiene  Phillip Allsop, insegnante a Waltham Forest «questi ministri tutori della democrazia e della libertà di espressione, finiscono per allontanare gli studenti da un dibattito sano sulle problematiche attuali legate all’integrazione e ai recenti conflitti in corso».

In realtà, come ricorda un altro insegnante, Baljeet Ghale, è proprio nei valori britannici, nell’educazione scolastica e nella composizione stessa della sua società  che c’è sempre stato un posto privilegiato per il rispetto delle culture di altri paesi. Religioni comprese.

Ma il mondo sta cambiando rapidamente, e oggi questo posto viene assegnato alla paura del prossimo.

Alla morte del prossimo, ha scritto Luigi Zoja.

http://www.agccommunication.eu/109-dalmondo/10586-regnounito-scuola-crisi

Il caso dei giornalisti Graziella De Palo e Italo Toni

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Siamo onorati di accogliere questo documento fattoci pervenire di familiari dei giornalisti Graziella De Palo e Italo Toni rapiti e uccisi in Libano, il 2 settembre 1980, come Ilaria Alpi e Miran Hrovatin in Somalia, quattordici anni dopo. A distanza di tanti decenni un velo di mistero copre ancora questi delitti. Ecco il testo della lettera dei De Palo-Toni che rappresenta il punto di vista dei familiari che per tanto tempo hanno seguito la tragica vicenda dei loro congiunti.

Bologna, 21 Marzo 2015

La XX giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, vede da quest’anno l’inserimento dei nomi delle vittime della tragedia di Ustica del 27 giugno 1980 e della strage di Bologna del 2 agosto dello stesso anno.
Accanto a loro, da oggi vengono ricordati anche i giornalisti Graziella De Palo (Paese Sera e l’Astrolabio) e Italo Toni (i Diari), rapiti ed uccisi…

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“Perche’ la questione e’ ancora una volta l’ascesa del fascismo‏ “

Vietnam War @oldpicsarchive

Vietnam War
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 di John Pilger
Il recente anniversario dei 70 anni della liberazione di Auschwitz ha rievocato il grande crimine del fascismo, la cui iconografia nazista fa parte ormai della nostra coscienza.
Il Fascismo come storia, e’ ricordato con le riprese tremolanti delle Camicie Nere che marciavano a passo d’oca, con il loro evidente e terribile aspetto criminale.
Eppure nelle stesse societa’ liberali, mentre le loro elite guerrafondaie ci invitavano a ‘non dimenticare’, il pericolo di un imminente modello di fascismo moderno veniva rimosso; perche’ questo e’ il loro fascismo.
“Fare una guerra di aggressione..”, hanno detto i giudici del Tribunale di Norimberga nel 1946, “non e’ solo un crimine internazionale, ma e’ il piu’ grande dei crimini internazionali, la differenza dagli altri crimini sta nel fatto che contiene in se’ tutti i mali.
Se i nazisti non avessero invaso l’ Europa, Auschwitz e l’ Olocausto non sarebbero mai avvenuti. Se gli Stati Uniti e i suoi satelliti non avessero iniziato la loro guerra di aggressione in Iraq, nel 2003, quasi un milione di persone oggi sarebbero vive; e lo Stato Islamico, o ISIS, non ci avrebbe tenuto in balia della sua ferocia. Loro sono i figli del fascismo moderno, svezzati dalle bombe, dai bagni di sangue e dalle menzogne che vediamo in quel teatro surreale che chiamiamo notiziario.
Come nel fascismo degli anni ’30 e ’40, le grandi bugie vengono consegnate con la precisione di un metronomo: grazie alla ripetitivita’ e all’onnipresenza dei media ed alla sua virale censura frutto della disattenzione. Prendiamo la catastrofe in Libia.
Nel 2011, la Nato ha lanciato 9,700 “strike sorties” – (*NATO in Libya : operazioni di individuazione, ingaggio ed eventuale distruzione di target prestabiliti), quasi la meta’ indirizzati su obiettivi civili.  Sono state utilizzate bombe all’uranio impoverito; le citta’ di Misurata e Sirte erano un tappeto di bombe. La Croce Rossa ha trovato fosse comuni, e l’Unicef ha riportato che “la maggior parte dei bambini uccisi avevano meno di dieci anni”.
La sodomizzazione pubblica del presidente libico Muammar Gheddafi con una baionetta “ribelle” e’ stata salutata dall’allora Segretario di Stato Hillary Clinton, con le parole : “We came, we saw, he died.”
La sua morte, come la distruzione del suo paese, venne giustificata con la solita grande bugia: stava pianificando un “genocidio” contro il suo popolo. ” Sapevamo … che se avessimo aspettato un solo giorno in piu'” disse Obama, “Bengasi, una citta’ grande quanto Charlotte, avrebbe potuto subire un massacro che si sarebbe allargato a tutta la regione, macchiando la coscienza del mondo.”
Questo porto’ alla nascita delle milizie islamiche dopo la sconfitta delle forze del governo libico. Scrisse la Reuters che ci sarebbe stato un “bagno di sangue, un massacro come quello visto in Ruanda (in un report del 14 Marzo del 2011), la bugia scateno’ la scintilla dell’inferno NATO, descritto da David Cameron come un “intervento umanitario”.
Segretamente addestrati e riforniti dagli inglesi della SAS (i corpi speciali inglesi), molti dei “ribelli” sarebbero poi diventati ISIS, quelli che alcuni video recenti ci mostrano mentre decapitano i cristiani copti, lavoratori di Sirte, la citta’ distrutta proprio per loro dai bombardieri della NATO.
Per Obama, Cameron e Hollande, il vero crimine di Gheddafi era l’indipendenza economica della Libia e la sua dichiarata intenzione di interrompere la vendita della piu’ grande riserva di petrolio dell’Africa in dollari USA.
 Il petrodollaro e’ un pilastro del potere imperiale americano. Gheddafi aveva pianificato, in maniera audace, l’idea di produrre una moneta comune africana sostenuta dall’oro, creando una Banca Africana, per promuovere l’unione economica tra i paesi poveri con risorse pregiate. La sola idea bastava agli Stati Uniti perche’ fosse insostenibile, dato che si stavano preparando ad entrare in Africa corrompendo i governi africani con le “partnerships” militari.
Dopo l’ attacco della NATO coperto da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza, Obama, scrisse Garikai Chengu “ha confiscato 30 miliardi di dollari dalla Banca Centrale della Libia, soldi che Gheddafi aveva stanziato per creare la Banca Centrale Africana con l’oro che sarebbe servito per produrre il dinar (la moneta d’oro islamica).
La “guerra umanitaria” contro la Libia ha disegnato un modello dall’animo liberale occidentale, soprattutto nei media. Nel 1999, Bill Clinton e Tony Blair inviarono la NATO a bombardare la Serbia, perche’ – mentivano- i serbi stavano commettendo un genocidio contro l’ etnia albanese della provincia secessionista del Kosovo. David Scheffer, ambasciatore degli Stati Uniti – allargati per crimini di guerra [sic], ha affermato che qualcosa come 225.000 uomini di etnia albanese di eta’ compresa tra i 14 e i 59 anni potrebbero essere stati uccisi”. Sia Clinton che Blair evocarono l’ Olocausto e “lo spirito  della Seconda Guerra Mondiale”.
Alleati eroici dell’ Occidente erano quelli dell’ Esercito di Liberazione del Kosovo (KLA), la loro fedina penale non venne presa in considerazione. Il ministro degli Esteri britannico, Robin Cook, gli disse che potevano chiamarlo in qualsiasi momento al suo telefono cellulare.
Con i bombardamenti NATO a distruggere gran parte delle infrastrutture della Serbia, come le scuole, gli ospedali, i monasteri e la stazione televisiva nazionale, le squadre forensi internazionali scesero in Kosovo per cercare le prove del”Olocausto”.
 L’ FBI non riusci’ a trovare una singola fossa comune e se ne ando’ a casa. Stesso risultato per il team legale spagnolo, tanto che il suo capo denuncio’  la “piroetta semantica delle macchine di propaganda di guerra”.
Un anno dopo un tribunale delle Nazioni Unite in Yugoslavia annunciava la conta finale dei morti i Kosovo: 2,788. Inclusi i combattenti uccisi da entrambe le parti, i serbi e i rom uccisi dal KLA. Non c’era  stato nessun genocidio.
L’ olocausto era una bugia. L’ attacco della NATO quantomeno sleale.
Dietro la menzogna c’era uno scopo serio. La Jugoslavia era riconosciuta come una federazione multietnica indipendente, che aveva fatto da ponte politico ed economico durante la Guerra Fredda. La maggior parte dei servizi e delle piu’ grandi aziende era di proprieta’ pubblica. Questo non era accettabile per la Comunita’ Europea, specie per quella Germania da poco unita, che aveva iniziato a puntare verso est per prendersi il suo “mercato naturale” nelle province jugoslave de Croazia e Slovenia. Nel 1991 gli Europei si incontrarono a Maastricht, per gettare la basi della disastrosa eurozona. Fu siglato un accordo segreto; La Germania avrebbe riconosciuto la Croazia. La Jugoslavia era condannata.
A Washington, gli Stati Uniti nonostante le difficolta’ economiche della Jugoslavia negarono i prestiti da parte della Banca Mondiale. La NATO, ormai una reliquia della Guerra Fredda, venne reinventata come ariete imperiale. Nel corso di una conferenza di “pace” sul Kosovo, a Rambouillet, in Francia, i Serbi furono sottoposti alle tattiche ingannevoli dell’ariete NATO. L’ accordo di Rambouillet includeva infatti un allegato B segreto, che la delegazione statunitense inseri’ nel documento l’ultimo giorno. Tutto cio’ richiese l’intera occupazione militare della Jugoslavia – un paese che ancora viveva gli amari ricordi dell’occupazione nazista- l’ attuazione di una “economia di libero mercato” e la privatizzazione di tutte le aziende strategiche di stato. Nessuno stato sovrano avrebbe firmato un accordo simile. La punizione arrivo’ veloce; Le bombe della NATO caddero sul paese indifeso. Era la catastrofe che precedeva l’Afghanistan, Iraq, Siria, Libya, e Ucraina.
Dal 1945, oltre un terzo dei membri delle Nazioni Unite – 69 paesi – hanno subito in misura diversa le persecuzioni del moderno fascismo americano. Questi paesi sono stati invasi, i loro governi rovesciati, i loro movimenti popolari soppressi, le loro elezioni manipolate, i loro popoli bombardati, le loro economie private di qualsiasi protezione, le loro societa’ sono state sottoposte  all’ assedio paralizzante delle “sanzioni”.
Lo storico britannico Mark Curtis stima il numero di morti in alcuni milioni. In ogni caso ci e’ stata raccontata una grande bugia.
“Questa sera, per la prima volta dal 9/11, la nostra missione di combattimento in Afghanistan e’ finita”. Erano le parole di Obama nell’introduzione del discorso sullo Stato dell’Unione del 2015. In realta’ 10.000 soldati e 20.000 contractors sono rimasti in Afghanistan in missione a tempo indeterminato. ” La guerra piu’ lunga della storia americana e’ arrivata a una conclusione responsabile”, ha detto Obama. In realta’, stando ai report ONU, il 2014 per l’ Afghanistan ha segnato il record di civili uccisi.
La maggior parte dei civili e militari uccisi e’ avuta proprio negli anni di presidenza Obama.
La tragedia dell’Afghanistan rivaleggia con il crimine epico dell’Indocina. Nel suo libro, molto quotato, “La Grande Scacchiera: ‘Il Primato americano e i suoi Imperativi Geostrategici’ “, Zbigniew Brzezinski, il padrino delle politiche americane dall’Afghanistan ai giorni nostri, scrive che “l’obiettivo americano e’ quello di controllare l’ Eurasia e dominare il mondo, non possono sostenere una democrazia popolare, perche’ la ricerca del potere non e’ un obiettivo che presuppone il controllo della passione popolare… La Democrazia e’ nemica dell’ espansione imperiale”- Ha ragione. Wikileaks e Snowden hanno rivelato infatti uno stato di sorveglianza globale che sta distruggendo la democrazia.
Nel 1976 Brezinsky, allora Presidente del Centro Carter sulla Sicurezza Nazionale, dimostro’ il suo punto di vista inferendo gia allora un colpo mortale alla prima e unica democrazia del’ Afghanistan.
Nel 1960, una rivoluzione popolare ebbe luogo in Afghanistan, il paese piu’ povero della terra, nel 1978 il regime aristocratico venne rovesciato. Il Partito Popolare dell’ Afghanistan (PDPA) nel formare il governo dichiaro’ un programma di riforme per l’abolizione del feudalesimo, il riconoscimento per la liberta’ di tutte le religioni, la parita’ di diritti per le donne e una giustizia sociale garantita per le minoranze etniche. Furono liberati piu’ di 13.000 prigionieri politici e gli archivi di polizia vennero bruciati in pubblico.
Il nuovo governo introdusse cure mediche gratuite per i piu’ poveri; lo sfruttamento dei contadini indebitati, costretti a lavorare il doppio per pagare i debiti contratti nei confronti dei proprietari terrieri, fu abolito. Venne lanciato un programma di alfabetizzazione di massa. Per le donne, il lavoro retribuito non esisteva. Entro la fine del 1980, la meta’ degli studenti universitari erano donne, cosi come erano donne quasi la meta’ dei medici afghani, un terzo dei dipendenti pubblici e la maggior pare degli insegnanti.
 “Ogni ragazza,”  ricorda Saira Noorani, una donna chirurgo, ” poteva andare a scuola e all’universita’. Potevamo andare dove ci pareva e indossare i vestiti che preferivamo. Spesso andavamo al bar e al cinema per vedere l’ultimo film indiano del venerdi, o magari ad ascoltare la musica del momento. Tutto comincio’ ad andar male quando i mujaheddin iniziarono a vincere. Erano soliti bruciare le scuole, uccidere gli insegnanti. Eravamo terrorizzati. E’ stato divertente e molto triste riflettere sul fatto che queste persone erano supportate dall’Occidente”.
Il governo del PDPA era stato sostenuto dall’ Unione Sovietica, anche se, come ammise l’ex segretario di Stato Cyrus Vance “non vi era alcuna prova della complicita’ sovietica nella rivoluzione afghana”.
Allarmato dalla crescente espansione dei movimenti di liberazione di tutto il mondo, Brezinsky decise che il possibile successo del PDPA nel paese, la sua indipendenza e il progresso avrebbero potuto costituire “la minaccia di un esempio promettente”.
Il 3 luglio del 1979, la Casa Bianca ha segretamente autorizzato il supporto ai gruppi tribali “fondamentalisti”, conosciuti come i mujaheddin, il programma ottenne finanziamenti annuali fino a un massimo di 500 milioni di $, soldi destinati all’ acquisto di armi statunitensi e altre forme di assistenza. L’obiettivo era quello di rovesciare il primo governo laico e riformista dell’ Afghanistan. Nel mese di agosto 1979 l’ ambasciata americana a Kabul scrisse che “gli interessi piu’ grandi degli Stati Uniti …avrebbero determinato la scomparsa del governo del Partito Democratico afghano”, nonostante questo avrebbe potuto significare la fine per le riforme sociali ed economiche dell’ Afghanistan.
I mujaheddin erano gli antenati di al-Qaeda e dello Stato Islamico. Tra di loro vi era Gulbuddin Hekmatyar, che ricevette decine di milioni di $ in contanti dalla CIA.
Le specialita’ di Hekmatyar erano il traffico di oppio, e l’acido tirato in faccia alle donne che si rifiutavano di indossare il velo. Invitato a Londra venne accolto e lodato dal Primo Ministro Margaret Thatcher come “combattente per la liberta’ ‘”.
Certi fanatici sarebbero rimasti nelle loro comunita’ tribali se Brzezinski non avesse lanciato una campagna internazionale per promuovere il fondamentalismo islamico in Asia centrale, minando la liberazione laica e politica del paese per “destabilizzare” L’ Unione Sovietica. Lo scrive lo stesso Brzezinski nella sua autobiografia, a proposito di alcune mosse per creare “un po’di musulmani agitati”. Questo suo grande piano coincideva con le ambizioni del dittatore pakistano, il generale Zia ul-Haq, di dominare la regione. Nel 1986, la CIA e l’agenzia di intelligence del Pakistan, L’ISI, cominciarono a reclutare persone da tutto il mondo per promuovere la jihad afghana. Il multimiliardario saudita Osama Bin Laden era uno di questi. Parte della manovalanza che si sarebbe poi unita ai talebani e al-Qaeda, era stata reclutata in un college islamico di Brooklyn, New York, per poi passare nelle mani della CIA negli addestramenti paramilitari dei campi della Virginia. Era l’ “Operazione Ciclone”. Il suo successo venne celebrato nel 1996, quando l’ ultimo presidente del PDPA dell’Afghanistan, Mohammed Najibullah – che era andato davanti all’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite per implorare aiuto – venne  impiccato a un lampione dai talebani.
Il “ritorno di fiamma” dell’ Operazione Ciclone e di “qualche musulmano incazzato” fu’ l’ 11 settembre 2001. A quel punto l’ Operazione Ciclone si trasformo’ nella “guerra al terrore”, in cui innumerevoli uomini, donne e bambini avrebbero perso la vita in tutto il mondo musulmano, Afghanistan, Iraq, Yemen, Somalia e Siria.
Il messaggio da far rispettare era e rimane: “Con noi o contro di noi”
Il filo comune che unisce il fascismo passato a quello presente, e’ un omicidio di massa. L’ invasione americana in Vietnam aveva le sue “zone di fuoco libero”, “la conta dei corpi” e “i danni collaterali”. Nelle province di Quang Ngai, dove io facevo il corrispondente, molte migliaia di civili “gooks” (i musi gialli) erano stati assassinati dagli Stati Uniti, mentre incredibilmente viene ricordato solo “Il Massacro di My Lai”. in Laos e in Cambogia il piu’ grande bombardamento della storia ha prodotto un’ epoca di terrore segnato ancora oggi dallo spettacolo dei crateri delle bombe che dal cielo assomigliano a delle mostruose collane. Il bombardamento diede alla Cambogia il proprio ISIS, guidato da Pol Pot.
Oggi, la piu’ grande campagna di guerra mondiale al terrore comporta l’ esecuzione in massa di intere famiglie, ospiti ai matrimoni, lutti nei funerali. Queste sono le vittime di Obama. Secondo il New York Times, Obama li seleziona nella “Kill List” che la CIA gli presenta ogni Martedi all’interno della Situation Room della Casa Bianca. Poi decide, senza uno straccio di giustificazione legale, chi vivra’ e chi morira’. La sua arma di esecuzione e’ un missile Hellfire trasportato da un velivolo senza pilota chiamato drone;
questi missili ricoprono la zona con i resti accesi dei corpi delle vittime. Ogni “colpo” viene registrato sullo schermo di un lontano tavolo di comando chiamato “Bugsplat”.
Al posto delle “marce a passo d’oca” abbiamo l’apparente meno innocua militarizzazione della cultura totale. E come magnifici leader, dei riformatori mancati, allegramente al lavoro mentre pianificano ed eseguono omicidi, sempre col sorriso sulle labbra.
Il legame tra il fascismo vecchio e quello nuovo e’ il culto della superiorita’. ” Credo nell’ Eccezionalismo americano con tutto me stesso”, ha detto Obama evocando le dichiarazioni del feticismo nazionalista del 1930. Come ha fatto notare lo storico Alfred W. McCoy , fu il devoto hitleriano Carl Schmitt, che disse, “Il sovrano e’ colui che decide l’eccezione.”
Questo riassume  l’Americanismo, l’ideologia dominante del mondo. Il fatto che non venga riconosciuta come una ideologia predatrice e’ dovuto al successo  del lavaggio del cervello, anche questo non riconosciuto.  Le insidie nascoste, vengono mostrate sottoforma di illuminazioni divertenti durante la marcia, questa e’ la presunzione della cultura occidentale. Sono cresciuto con un’alimentazione basata sulla gloria americana, quasi sempre si trattava di distorsione.
Ignoravo che l’ Armata Rossa avesse distrutto la maggior parte della macchina da guerra nazista, lasciando sul campo circa 13 milioni di soldati. Le perdite per gli Stati Uniti, contando  anche quelle del Pacifico sono state 400,000.
 Hollywood pero’ l’ha raccontata al contrario.
La differenza adesso e’ che il pubblico cinematografico e’ invitato a spellarsi le mani di fronte alle tragiche storie di certi psicopatici americani, che si ritrovano a dover uccidere persone in paesi lontani- mentre il loro stesso presidente sta uccidendo proprio  loro.
L’incarnazione della violenza hollywoodiana, l’attore e regista Clint Eastwood, ha ricevuto una nomination agli Oscar di quest’anno per il suo film, ‘American Sniper’, che racconta la storia di un pazzo americano con la licenza di uccidere. Il New York Times l’ha descritto come  “una fotografia patriottica, omaggio alla famiglia, che ha battuto tutti i record di incassi nei suoi primi giorni di proiezione”.
Non esistono film eroici sull’abbraccio americano al fascismo. Durante la seconda guerra mondiale, Gli Stati Uniti (e la Gran Bretagna) fecero la guerra contro la Grecia che aveva combattuto eroicamente contro il nazismo e aveva resistito all’ascesa del fascismo greco. Nel 1967, La CIA, contribui’ a portare al potere una giunta militare fascista di Atene, come fecero anche in Brasile e nella maggior parte dei paesi del Latinoamerica. Tedeschi ed anche diversi est europei collusi col nazismo e i suoi crimini contro l’ umanita’, si guadagnarono un rifugio sicuro negli Stati Uniti; in molti sono stati coccolati e premiati. Wernher von Braun era il padre del terribile missile  nazista V-2  e anche del programma spaziale statunitense.
Nel 1990, da ex repubbliche sovietiche, l’ Europa orientale e i Balcani sono diventati avamposti militari della NATO e gli eredi di un movimento nazista hanno conquistato la loro opportunita’. Responsabile della morte di migliaia ebrei, polacchi e russi, durante l’ invasione nazista dell’ Unione Sovietica, il fascismo ucraino e’ stato riabiliato e la sua  nuova ondata e’ stata presentata dalla NATO come semplice “nazionalismo”
Il culmine e’ stato raggiunto nel 2014, quando l’ amministrazione Obama ha tirato fuori 5.000 milioni di dolalri per organizzare un colpo di stato contro il governo eletto dal popolo. Le truppe d’ assalto erano i neonazisti del Right Sector e di Svoboda. Tra i loro leader c’e’ Oleh Tyahnbok, che aveva proposto una purga per la “Mafia ebreo-moscovita” e per ” l’ altra feccia”, i gay le femministe e tutti quelli della sinistra politica.
Questi fascisti adesso siedono tra le fila del governo golpista di Kiev. Il primo vice-ministro del parlamento ucraino, Andrij Parubij, leader del partito di governo, e’ uno dei fondatori di Svoboda. Nel febbraio del 2014, Parubij ha annunciato il suo viaggio negli Stati Uniti “per farci dare da Washington armi moderne molto precise”.
Il suo eventuale successo equivarrebbe a una dichiarazione di guerra alla Russia.
Nessun paese occidentale ha parlato a proposito del ritorno del fascismo nel cuore dell’Europa, ad eccezione di Vladimir Putin. Il popolo russo ha perso 22 milioni di persone durante l’invasione nazista, che ha avuto luogo attraverso il confine con l’ Ucraina. Nella recente Conferenza sulla Sicurezza, a Monaco, L’ Assistente Segretario di Stato di Obama per gli Affari Europei ed Euroasiatici, Victoria Nuland, lamentava abusi da parte dei leader europei, perche’ secondo gli USA stavano contrastando la fornitura di armi americane al regime di Kiev. In particolare si lamentava col Ministro della Difesa tedesco, definito “ministro del disfattismo”. Era stata proprio Nuland ad aver progettato il colpo di stato a Kiev. La moglie di Robert D. Kagan, luminare leader neo-con, e co-fondatore del think thank ‘Project for a New  American Century’.
Victoria Nuland era anche consigliere per la politica estera di “Dick” Cheney.
Il ‘Colpo di Nuland’ e’ andato storto. Alla NATO non e’ stato permesso di sottrarre alla Russia le sue legittime acque-calde della base navale in Crimea. La popolazione della Crimea, illegalmente annessa all’Ucraina da Nikita Krusciov nel 1954, ha votato in massa per tornare con la Russia, come aveva gia’ fatto nel 1990. Il referendum era volontario, popolare e rispettato a livello internazionale. Nessuna invasione.
Nello stesso tempo, il regime di Kiev ha colpito la popolazione di etnia russa con la ferocia della pulizia etnica. Le milizie neo-naziste in stile Waffen-SS, hanno bombardato e assediato le citta’. Hanno usato la fame di massa come arma, tagliato la corrente elettrica, congelato i conti bancari, la sicurezza pubblica e le pensioni. Piu’ di un milione di profughi sono fuggiti oltre il confine, in Russia.
I media occidentali  li ha definiti popolo in fuga dalla “violenza causata dall’ invasione russa”. Il comandante  NATO, il generale Breedlove – nome e azioni potrebbero essere stati ispirati dal Dottor Stranamore di Kubrick – ha annunciato che “40.000 militari russi stavano avanzando”.
Nell’era delle prove giudiziarie satellitari, non e’ stato in grado di fornire nulla.
Questi cittadini ucraini che parlano russo – circa un terzo della popolazione – hanno inseguito nel tempo l’idea di vivere in una federazione che riflettesse la diversita’ etnica del paese pur rimanendo autonomi e indipendenti da Mosca.
La maggior parte di loro non sono “separatisti”, ma dei cittadini che vorrebbero vivere al sicuro nella loro patria e che si oppongono alla presa di potere di Kiev. La loro rivolta, cosi come la creazione di “stati” autonomi, e’ una reazione agli attacchi di Kiev contro di loro. Poco di questa realta’ e’ stato spiegato al pubblico occidentale.
Il 2 maggio del 2014, a Odessa, 41 russi sono stati bruciati vivi nella sede del sindacato del commercio, alla presenza della polizia.
Il leader di Right Sector, Dmytro Yarosh, ha accolto questo massacro come “un giorno luminoso  della nostra storia nazionale”.
I media americani e quelli britannici l’hanno descritta come una “tragedia torbida”, provocata dagli  “scontri” tra “nazionalisti” (i neo-nazisti) e “separatisti” (persone che hanno raccolto firme per un referendum sull’ Ucraina federale).
Il New York Times ha sepolto questa storia, archiviandola come frutto della Propaganda russa sulle politiche fasciste e antisemite dei nuovi clienti di Washington.
Il Wall Street Journal ha condannato le vittime riportando testuale  ” Il fuoco mortale ucraino e’ stato probabilmente innescato dai ribelli, lo ha riferito il governo”.
Obama si e’ congratulato con la giunta ucraina per la sua “moderazione”
Nel momento stesso in cui Putin decide di offrire loro il proprio aiuto, cadendo nella provocazione, il suo ruolo prestabilito di “pariah” in Occidente viene giustificato dalla menzogna che la Russia sta invadendo L’Ucraina. Il 29 gennaio, un alto comandante militare ucraino, il generale Viktor Muzhemko, ha quasi inavvertitamente respinto le basi del teorema europeo e statunitense sulle sanzioni alla Russia, quando nel corso di una conferenza stampa ha dichiarato con slancio: “L’ esercito ucraino non sta combattendo contro le unita’ regolari dell’esercito russo”. C’erano solo “singoli cittadini” membri di “gruppi armati illegali”, ma non c’era nessuna invasione russa. Questa non era una notizia.
Vadym Prystaiko, vice ministro degli Esteri di Kiev, ha chiesto una guerra su larga scala contro la potenza nucleare russa .
Il 21 febbraio, il senatore statunitense James Inhofe, repubblicano dell’Oklahoma, ha introdotto un disegno di legge che autorizza la fornitura di armi americane al regime di Kiev. Nel corso di questa presentazione al Senato, Inhofe ha usato fotografie che secondo la sua versione mostrerebbero le truppe russe in Ucraina. (*erano fotografie del 2008 scattate da AP in Georgia)
Questa storia delle false prove ricorda molto quella di Ronald Reagan a proposito dell’impianto sovietico in Nicaragua, o le provette di Colin Powell mostrate alle Nazioni Unite come prova delle armi di distruzione di massa di Saddam.
L’intensita’  della campagna diffamatoria contro la Russia e la rappresentazione del suo presidente come una volgare pantomima, e’ diversa da tutto quello che ho conosciuto come reporter. Robert Parry, uno dei giornalisti investigativi piu’ illustri d’America, quello che ha rivelato lo scandalo Iran-Contra, ha scritto di recente, “Nessun governo europeo aveva osato tanto da quando Hitler invio’ le truppe d’assalto naziste a fare la guerra sulla popolazione nazionale. Ora il regime di Kiev lo ha fatto consapevolmente. Ma attraverso la narrazione politico-mediatica dell’Occidente abbiamo assistito ad uno sforzo studiato per coprire questa realta’ che si e’ spinto fino al punto da ignorare quelli che erano i fatti compiuti. Se vi domandate in che modo il mondo possa inciampare nella terza guerra mondiale, tutto quello che dovete fare e’ osservare la follia in Ucraina, impermeabile ai fatti, e alla ragione”.
Nel 1946, il procuratore del Tribunale di Norimberga disse a un media tedesco: ” L’utilizzo della guerra psicologica da parte dei cospiratori nazisti e’ ben noto. Prima delle loro aggressioni, motivate da ragioni di opportunita’, hanno avviato una campagna di stampa studiata per indebolire le loro vittime e preparare psicologicamente il popolo tedesco ..Nel sistema di propaganda hitleriano la stampa e la radio erano le armi piu’ importanti”. In effetti in un articolo del Guardian del 2 febbraio, Timothy Garton Ash, ha invocato una guerra mondiale. “Putin deve essere fermato”, era il titolo del pezzo. “E a volte solo le armi possono fermare le armi”. Sempre nello stesso articolo ha ammesso che la minaccia di una guerra potrebbe “alimentare una paranoia russa di accerchiamento”; ma ha scritto che questo andava bene. Ha addirittura riportato l’attrezzatura militare necessaria, avvisando i lettori che “gli Stati Uniti hanno le armi migliori”.
Nel 2003, lo stesso Garton-Ash, professore ad Oxford, condivideva la propaganda che porto’ al massacro in Iraq. Saddam Hussein, scrisse, “Come ha documentato  [Colin] Powell, ha accumulato grandi quantita’ di orribili armi chimiche, e le ha nascoste. Sta cercando di ottenere armi nucleari”. Nei suoi scritti descriveva Blair come un ” Liberale gladstoniano, cristiano e interventista “. Nel 2006, scrisse, “Ora siamo di fronte alla grande prova dell’ Occidente dopo l’ Iraq. L’ Iran”
Le esplosioni , o come preferisce Garton-Ash nella sua “tormentata ambivalenza liberale” non sono una rarita’ nelle elite liberali transatlantiche che hanno firmato il patto col Diavolo. Il criminale di guerra Tony Blair e’ il loro rimpianto leader. Il Guardian, proprio dove e’ apparso il pezzo di Garton-Ash, ha pubblicato una pubblicita’ a tutta pagina di un bombardiere americano Stealth. In un’immagine del mostro Lockheed Martin c’era scritto: ” Il grande F-35 per la Gran Bretagna”. Questo “kit” americano costera’ ai contribuenti britannici 1,3 miliardi di sterline, i predecessori del modello F hanno portato distruzione e morte in tutto il mondo.. In sintonia con i suoi inserzionisti, un editoriale del Guardian chiedeva un aumento delle spese militari.
Ancora una volta esiste un proposito serio. Ai governanti del mondo non basta fare dell’ Ucraina una base missilistica; vogliono la sua economia.
Il nuovo ministro delle Finanze di Kiev, Nataliwe Jaresko, e’ stato un alto funzionario del Dipartimento di Stato, incaricato dagli Stati Uniti per gli “Investimenti” all’ estero. Gli e’ stata data in maniera velocissima la cittadinanza ucraina. Vogliono l’ Ucraina per la sua abbondanza di gas; il figlio del vice-presidente Joe Biden siede nel consiglio di Amministrazione della piu’ grande compagnia (Burisma) petrolifera, del gas e del fracking dell’Ucraina. I produttori di sementi OGM, come la famosa Monsanto puntano al ricco suolo agricolo dell’ Ucraina.
Soprattutto mirano al potente vicino di casa dell’ Ucraina, la Russia. Vogliono balcanizzare o smembrare la Russia, per sfruttare la piu’ grande fonte di gas naturale sulla Terra.
Vogliono controllare il Mar Glaciale Artico, le sue ricchezze energetiche, e le terre nordiche dei confini russi.
Il loro uomo a Mosca un tempo era Boris Eltsin, un ubriacone che ha consegnato l’economia del suo paese all’ Occidente. Il suo successore, Putin, ha riportato la sovranita’ nel paese; questo e’ il suo crimine.
La nostra responsabilita’ e’ evidente. Dobbiamo individuare e denunciare le bugie sconsiderate dei guerrafondai, e soprattutto non collaborare con loro. Dobbiamo risvegliare i grandi movimenti popolari che hanno dato un po’ di civilta’ ai moderni stati imperiali. La cosa piu’ importante, e’ rimanere liberi: la nostra mente, la nostra umanita’, la nostra autostima. Se rimaniamo in silenzio, la nostra sconfitta e’ assicurata, e avremo un nuovo olocausto.
“Why the rise of fascism is again the issue”
John Richard Pilger, 26 Febbraio. (@johnpilger)
Traduzione Emiliano Pompei.

Italian Job

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Il generale Khalifa Belqasim Haftar  FOTO DI GABRIELE MICALIZZI / CESURA

Hackney 19/02/05. Esiste un metodo semplice per aggirare l’aggiornamento renziano ai meccanismi della dittatura mediatica italiana. Dalla sua maldestra interpretazione del concetto di rivoluzione digitale, grazie al prezioso contributo delle menti brillanti che lo circondano, e senza dimenticare quelle illuminate che lo hanno cresciuto e sostenuto nel tempo, nasce l’idea della politica- applicazione che finge di semplificare a favore della trasparenza, ma che poi tra un # e una @ utilizza i nuovi strumenti della comunicazione per nascondere i contenuti di una realta’ difficilmente proponibile sotto altre forme.
La distopia che prende il posto dell’ utopia.

Occorre allora fare lo sforzo di mettere da parte i colori del gossip, rifiutare agenzie e giornali di servizio, per concentrarsi direttamente sul lavoro dei suoi ministri e collaboratori.
Vanno pedinati. Bisogna analizzarne l’ attivita’ istituzionale, metterla di fronte alle loro stesse dichiarazioni, scritte o verbali che siano. Le interviste preconfezionate, l’ intervento a margine del meeting, il retweet allusivo e pavido.

Hanno detto: “In Libia l’unica soluzione e’ politica”.

L’ ha detto il ministro Gentiloni e l’hanno scritto tutti insieme, i governi riuniti di Francia, Italia, Germania, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti, e poi la stampa.
Bene, bravi. Forza e coraggio, che dopo aprile viene maggio!

Dunque la soluzione e’ politica. Ma la politica da seguire quale sarebbe?
La proposta politica italiana per la Libia l’ha illustrata ieri Sebastiano Cardi (1) di fronte al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, e a leggerla cosi sembrerebbe voler unire le milizie islamiche di Fajr Libya, quelle dei Brigate Martiri 17 febbraio, del Battaglione Martire Ruff Dio Alshata e delle Brigate Zintan,  con quelle del governo in esilio a Tobruk, dove e’ rientrato Haftar “l’ americano”. Operazione piuttosto complicata se si considera che il generale Haftar e’ sotto stretta osservazione da parte dei lealisti di Tobruk e dei miliziani di Zintan, e che sulla sua testa pende una taglia messa su proprio da quelli di Fajr Libya. Si ha l’ impressione che questa missione durera’ a lungo e che per tenere la situazione sotto controllo bisognera’ avere i nervi molto saldi. Si rischia una situazione simile per certi versi a quella dell’ Afghanistan, dove dopo 15 anni la pace e’ ancora un miraggio.

Uno  stralcio della dichiarazione italiana al Consiglio di Sicurezza di ieri:

“L’Italia e’ pronta a contribuire al monitoraggio del cessate il fuoco e al mantenimento della pace. Siamo pronti a lavorare per addestrare i soldati, in un quadro di integrazione dei militanti in un esercito regolare e a contribuire alla ricostruzione delle infrastrutture del paese.
Siamo pronti a trattare e guarire le ferite della guerra e a riprendere in mano il nostro vasto programma di cooperazione con la Libia.
La popolazione civile deve vedere chiaramente i vantaggi della riconciliazione sostenuta dalla comunita’ internazionale.
Signor Presidente, sarà nostro compito, sin dall’inizio, assistere le autorità libiche nella stabilizzazione del paese.
Anche nello scenario più ottimistico, questo processo sarà lungo e fragile, e richiede percio’ un’azione coordinata dei diversi attori internazionali.
L’Italia è disposta ad assumere un ruolo guida in questa attività, nel quadro di un’iniziativa delle Nazioni Unite”.

Concludo con un paio di punti:

1) Nell’ ultima relazione al parlamento sulla vendita di armi e’ stato certificato il record italiano dell’export di forniture di armi in Medio Oriente e Nord Africa (709 mln di euro su 2,1 miliardi di euro di esportazioni totali. (2).
Altro che i riscatti dei sequestri..
Il nostro paese ha finito per fornire armi sia agli eserciti che ai ribelli, e’ successo in Iraq, sta accadendo in Libia e lo vedremo domani in altri paesi.
Perche’ con le guerre in tanti si arricchiscono.

2) L’Italia è il primo importatore di petrolio grezzo libico (3). Inoltre 12% del nostro fabbisogno nazionale di gas dipende dalla Libia che attraverso i 512 km di tubi di Greenstream, che collegano la Libia all’Italia tramite il terminale di Gela, ci fornisce qualcosa come venticinque milioni di metri cubi al giorno.
e

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(1) Rappresentante Permanente dell’Italia presso le Nazioni Unite dal 19 luglio 2013. Vice Capo Missione presso l’Ambasciata d’Italia a Washington dal maggio 2007 al settembre 2010, Consigliere Diplomatico del Presidente del Senato italiano nel II° governo Berlusconi (2001) durante l’ invasione dell’ Afghanistan, operazione ‘Enduring Freedom’.

(2) Rete Nazionale Disarmo. Documento prodotto dalla “Relazione sulle esportazioni di sistemi militari ” del governo italiano.

(3) Analisi Difesa, ” LIBIA: 15 ERRORI DA NON RIPETERE”
di Fabrizio W. Luciolli, docente di Organizzazioni Internazionali per la Sicurezza presso il Centro Alti Studi per la Difesa.

“La Flor Azul”

Loro sono i Divididos, la violinista si chiama Fulvia Turasela (meta’ svizzera meta’ italiana). Li ho conosciuti un paio di mesi fa in Peru’ e una sera mentre suonavano per strada, a Iquitos, ho chiesto al proprietario del bar di farli suonare nel suo locale.

…Cosi e’ nato questo live de “La Flor Azul”