LE BUONE INTENZIONI DELGOVERNO HUMALA

PERU’ – Iquitos 29/11/2014.

Allo scopo di migliorare le condizioni associate a malattie come la Dengue e la Chikungunya (da questo momento Ckg), il ministero della Salute peruviano (Minsa) ha approvato nelle scorse settimane, con la Risoluzione ministeriale 883-2014/Minsa, la Direttiva sanitaria denominata “Azioni di promozione della salute per la prevenzione della Dengue attraverso il contrasto dei fattori sociali ”.

L’intervento legislativo chiama in causa responsabilizzandoli diversi settori del governo, a tutti i livelli. Attraverso la lettura dei comunicati della Direzione generale di promozione della salute (Dgps) relativi all’area tropicale americana e ai territori rurali del Perù si evince che la situazione socioeconomica, politica e culturale influisce in maniera determinante nella diffusione di malattie come la Dengue e la Ckg.

In particolare sarebbero due motivi a incentivare questa diffusione: la mancanza dei servizi di potabilizzazione dell’acqua e l’assenza delle reti fognarie in molti centri densamente abitati, come ad esempio l’area marginale della città amazzonica di Iquitos, quella che abbiamo preso in considerazione durante la nostra visita. A questo va aggiunta anche la scarsità di risorse idriche nei depositi comunali che spesso si protrae per lunghi periodi, trasformando questi ambienti resi già insalubri dalle condizioni igieniche precarie, in allevamenti di zanzare delle specie “Aedes” e “Aedes Aegypti”, quest’ultima specie responsabile di malattie quali Febbre gialla e appunto la Dengue. Secondo una informativa dell’Istituto di sanita italiano (Iss) la prima epidemia di Ckg è stata riscontrata in Tanzania nel 1952, seguita dalla sua diffusione nel continente africano, mentre il primo ceppo asiatico sarebbe stato isolato in Indonesia. In Europa si è avuto il primo caso in Emilia-Romagna nel 2007.

Il termine Chikungunya in lingua swahili significa «ciò che curva, che contorce», ed è proprio quello che accade alle persone infettate dopo un periodo di incubazione che va dai 3 ai 12 giorni. La sintomatologia di tipo influenzale offre un ventaglio di disturbi quali febbre alta, cefalea, brividi, nausea e vomito. Il disturbo più invalidante che caratterizza il virus è rappresentato dall’impossibilità di poter svolgere alcuni movimenti basilari a causa dei profondi dolori articolari. Anche se in generale la Ckg non presenta la stessa gravità della Dengue, e nella maggior parte dei casi si guarisce dentro una settimana, il virus può rivelarsi letale in soggetti anziani che presentano particolari patologie.

Un altro vettore di questo virus oltre alle specie già citate e’ l’ ”Aedes Albopictus” meglio conosciuta come Zanzara tigre. La stessa che ne avrebbe permesso la diffusione in Asia.

Per ridurre i casi di malattie infettive e disfunzioni causate dalla Dengue e/o Ckg la Direttiva sanitaria stabilisce che il personale medico operi in collaborazione con i rappresentanti di tutti gli altri ministeri potenzialmente coinvolti. Al ministero dell’Educazione il compito di stimolare e modificare comportamenti e stili di vita, mentre il ministero della Casa, Costruzioni e Bonifica sarà impegnato nel miglioramento delle condizioni strutturali delle abitazioni, in stretta collaborazione con le province, i municipi e i distretti che dovranno adottare misure tempestive nella fase di raccolta e smaltimento dei rifiuti e di tutti i residui solidi.

I tecnici della Dgps hanno spiegato che la Direttiva sanitaria assegna la responsabilità di organizzazione del lavoro di squadra ai dirigente della Direzione di Salute (Disas) di Lima Metropolitana e a quelli regionali della Diresas. Inoltre hanno sottolineato che la norma è obbligatoria per il servizio di previdenza sanitaria peruviana (ESSalud), per le istituzioni mediche delle forze armate e della Polizia Nazionale (PNP). Il personale sanitario dovrà coordinarsi con le autorità locali e comunali allo scopo di intraprendere attività di comunicazione sociale sulla salute e di vigilanza nelle comunità, fino all’attivazione di campagne massive di disinfestazione all’interno di istituzioni scolastiche e grandi centri lavorativi. La risoluzione è firmata dal ministro della Salute Anibal Velasquez Valdivia.

In chiusura registriamo come nonostante ci si trovi di fronte a misure degne di nota caratterizzate da una certa vivacità nelle intenzioni e sicuramente dal buon senso (oltre che stimolate un recente appello dell’Oms che ha classificato questa epidemia caraibica come grave e allarmante (1) abbiamo il dovere e anche l’opportunità di far presente che nel corso della nostra visita nell’area vastissima del mercato di Belen, quartiere poverissimo e sovraffollato della città di Iquitos (fondata da una missione gesuita nel 1757), non abbiamo visto un solo cassonetto per i rifiuti, né un bagno pubblico, con le conseguenze facilmente immaginabili che questo comporta in termini di igiene e salute in ambienti adibiti alla vendita e somministrazione di ogni tipo di genere alimentare e non solo. La Cop20 sul clima, il vertice mondiale patrocinato dall’Onu che si svolge in questi giorni a Lima, prima di essere la vetrina delle multinazionali impegnate in operazioni di marketing cosmetico ha il dovere di tener conto anche di questo. Al pianeta come agli esseri che lo abitano non rimane molto tempo ancora per invertire la rotta. Il cambiamento passa anche dai comportamenti e dalle nostre abitudini , non solo dalle discussioni sui miliardi di euro che serviranno a finanziare il Fondo Verde o dalle promesse fatte a margine dei meeting internazionali.

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http://www.agccommunication.eu/103-reg…/9402-peru-dengue-ckg

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note:

(1) Margaret Chan, Direttore generale Organizzazione Mondiale della Sanita’ (16 luglio 2014,El Comercio)

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Racconto

La professoressa polacca con bambina di 2 anni sempre a tracolla mi lancia la sfida e cosi’ ci ritroviamo a partecipare a uno dei peggiori trekking che il corpo umano possa sopportare.

Per abbattere in maniera consistente i costi di questo tour di tre giorni decido di rinunciare al cavallo, faccio un po’ il disinvolto, quello abituato, noncurante degli sguardi perplessi che si scambiano Clemente, la nostra nuova guida con la faccia da cavallo e l’altra, quella dai lineamenti piu’ rassicuranti e certamente piu’ simpática di Ezio, allegro proprietario dell’ Hostal Diaz distante una quadra dalla minuscola piazzetta di Leymebamba che come tutte le piazze principali del Peru’, ma forse di molti altri paesi del latinoamerica si chiama Plaza de Armas.

Con Joanna, la piccola Gaia e il suo orsetto Yayo ci eravamo incontrati qualche ora prima sul pulmino che da Celendin tutti i giorni sale fino a Leymebamba, unici stranieri di un equipaggio tutto andino-amazzone, gente che si sposta tra la regione di Cajamarca e quella di Amazonas su un tragitto tortuoso, spesso per esigenze minime ma di fondamentale importanza. C’e’ il bambino che piange disperato per colpa dei dentini, e la tortura e’ condivisa, la signora che porta in un sacco di juta un gallo grande quanto una creatura e lo sistema sul sedile ad osservare i paesaggi. Poi c’e’ il contadino che sale con una pianta particolare appena sdradicata, con tutte le breccole di terra attacate alla radice. Faccio appena in tempo a schivarne la frustata quando passa tra le file dei sedili, evitando di fare colazione con la sua terra sicuramente ricca di nutrienti. Ci sono gli studenti col cellulare, al solito sprovvisti di auricolari, che ti costringono ad ascoltare le ultime, terribili canzoni del momento. Una cosa che sopporto sempre piu’ malvolentieri. E poi c’e’ Joanna che fa la fotografa equilibrista per tutti gli angoli dei paesaggi che si vedono dai finestrini. Superatletica, sguardo reattivo, calamitato, pronto a trasformare all’istante ogni minimo impulso ricevuto. Ha l’aspetto di una ragazzina di quindici anni, sara’ una grande sorpresa scoprire che ne ha molti piu’del doppio. Dovunque va Gaia e’ sempre dietro sulle sue spalle, dentro uno di quegli zaini con la struttura in lega leggera. La piccoletta di due anni e tre mesi mescola gia’ parole di inglese a un castellano molto divertente, oltre al suo polacco che sa molto di russo.

Scendiamo a Leymebamba, dopo circa circa quattro ore di viaggio, percorrendo la carretera che arriva fino a Chachapoyas, quella strada segnalata sulle guide come una tra peggiori di tutto il sudamerica. In realta’ da circa un anno la carretetera e’ stata asfaltata, certo rimangono le curve senza protezioni, ma per questo il governo ha deciso di aspettare ancora un po’. Tutto sommato un viaggio tranquillo, e se avessi avuto informazioni piu’ fresche sicuramente avrei evitato le pastiche di tranquillanti e quelle per il mal d’auto. Per l’ostello di Ezio riceviamo la dritta da alcuni spagnoli, alla fine ci dividiamo una stanza con due letti per 10 soles a testa, circa tre euro.

L’ esperienza inolvidable del trekking per la Laguna de los Condores e’ ormai decisa, si parte la mattina seguente. Fosse stato per me me ne sarei rimasto nel paesino a curiosare in tutta calma, a riposare un po’ la mente dopo un mese trascorso tra ricerche e interviste, cercando di approfondire il piu’ possibile la questione dell’ oro e dell’ acqua in Cajamarca, tutto quello che c’era da sapere su Yanacocha e i 25 anni di occupazione della regione. La corruzione, gli avvelenamenti, gli studi tecnici, lo spionaggio corporativo dell’impresa paramilitare “Forza”, i prigionieri, la guerriglia urbana e i morti. Un lavoro duro e velenoso, incredibile come il mondo possa ignorare questa storia. Aspetto il prossimo 24 novembre, quando il presidente peruviano Ollanta Humala andra’ in visita a Roma da Papa Francesco. Chissa’ cosa si diranno, se Francesco tirera’ fuori la maglietta verde con la scritta “ El agua vale mas que el oro”, quella che gli regalo’ il senatore e intellettuale argentino Solanas quando un paio di anni fa lo ando’ a trovare a San Pietro. Credo che quel giorno vedremo veramente quanto valgono certe parole. Ne parlavo qualche giorno fa con Marco Arana, ex parroco di Cajamarca, anche lui attende con curiosita’. Mi aspetto una presa di posizione anche sulla storia di questo prete vittima di persecuzioni, sarebbe il caso di far luce poi sull’episodio vergognoso che ha permesso a un vescovo corrotto come José Carmelo Martínez Lázaro di cacciare Padre Marco dalla Chiesa privandolo dei sacramenti. Questo e’ quello che e’ accaduto durante il pontificato del “Santo Subito” Wojtyla. Padre Marco difendeva i diritti dei campesinos davanti a un gigante come la Newmont Mining Corporation,la multinazionale che ha trovato nei primi anni ‘90 il suo El Dorado in questa regione e che oggi si vanta di avere in mano la piu’ grande miniera d’oro a cielo aperto di tutto il sudamerica.
Ma ci sara’ tempo per raccontarla tutta e bene questa storia.

Alle 6 in punto siamo gia’ svegli, Gaia salta e canta sul letto senza soluzione di continuita’, e’ un’ immagine molto divertente ad occhi appena aperti, sicuro il miglior modo per iniziare una giornata dura come quella che ci aspetta.
Al negozietto dove prendiamo le ultime cose le signore del posto manifestano un certo stupore quando vengono a sapere che stiamo andando alla laguna, “certo che porto anche la piccola!” le rassicura Joanna aggiungendo che non e’ la prima volta e che insieme viaggiano da quasi un anno.

Via, si parte! Loro due in sella a Cannelo, Clemente in testa alla spedizione mentre saluta i passanti, scambia le prime impressioni sul tempo e qualche battuta incomprensibile in dialetto locale. In coda ci sono io, sulla sinistra un vuoto di centinaia di metri, in fondo il rio Uctubamba scorre prepotente.
Superato il vecchio museo la strada in salita comincia a farsi sentiero, polvere e sassi. Adesso inizio a capire meglio quei volti e le espressioni incredule che ci siamo lasciati indietro. I loro “Buon viaggio!” mi risultano sempre meno esagerati e a questo punto comincio a sentirmi come la vittima di un’imboscata quando ormai e’ troppo tardi per fare qualsiasi mossa.

Il cielo si fa presto nero, arrivano i primi lampi seguiti da tuoni roboanti, in men che non si dica ci ritroviamo sotto al diluvio, con la melma sopra alle caviglie a catturare i nostri passi. E’ in queste condizioni che finisco per perdere terreno, Clemente e il cavallo Cannelo vanno avanti a passo di tamburo battente, penso allora alla busta di foglie di coca che tiene nella saccoccia e decido che la differenza sta anche li dentro.

Ormai in battaglia inizio a modulare la respirazione, cercando di sincronizzarne il ritmo con l’andatura delle gambe, ma sono fuori allenamento e non riesco a tenere la bocca chiusa. Le salite quasi in arrampicata sono infinite e scivolose. Abbasso la testa, comincio a spingere sulle ginocchia fino a quando stravolto torno a vedere in alto le sagome dei miei compagni di avventura. Riempio i polmoni per urlare “Hey, fuckin bastard, esperame!”, Clemente si volta, ciancica e sputa, impassibile al mio grido disperato continua ad avanzare. Dopo una lunga serie di bestemmie prese in prestito dal repertorio colorito del calendario trasteverino, in cima a una valle di serci avorio Clemente (adesso si!) finalmente decide di parare la sua marcia per ridare fiato alla eroica spedizione. “Gesu’ imbalsamato, sto morendo, non gliene frega un cazzo a nessuno?!?”
Ho gli occhi fuori dalle orbite, eppure tutto cio’ serve a poco. Il fatto e’ che mi sono accollato l’impalcatura zaino di Gaia, visto che sul cavallo non si poteva sistemare e con quello che ci abbiamo infilato sono carico come un mulo. Mi faccio dare un bel malloppo di coca, un po’ d’acqua e dopo cinque minuti ripartiamo.
Mastico amaro, succhio liquido verde e sputo meno di quanto dovrei, nella foga del momento devo far confusione tra la sincronía del respiro, il ritmo delle gambe e la masticazione. Finisco per mangiarmi tutte le foglie.

In venti minuti mi trasformo in un cavallo pazzo, nella gola ho un pacco intero di Halls extraforti. Adesso mi sento competitivo. Come uno sherpa mi arrampico indomabile per buone 4 ore, prima sotto la pioggia, poi col sole e la melma che cerca di catturarmi le gambe fino a un palmo dalle ginocchia (i fanghi mobili!). Ma niente sembra piu’ fermarmi, sono entrato nella cassa del tamburo.
Verso l’ una, dopo sei ore di cammino ci fermiamo a mangiare un po’ di pane secco col tonno, Cannelo, anche lui stremato mangia erba e fa certe pisciate che sembrano cascate.
Dopo il pranzetto in piedi e al sacco, sublimato da una bella fumata di tabacco naturale ancora verde ci rimettiamo in marcia. Generosi, mi offrono un po’di relax a cavallo, poca roba pero’, perche’ Joanna porta Gaia e Clemente ha un bel borsone con le provviste.
“Perche no!” una bella fumata a cavallo per la foresta nebulare mi pare una giusta ricompensa. Clemente mentre ripartiamo ci avvisa che siamo in leggero ritardo e ancora a meta’del viaggio. Non sia mai che la media si abbassi! Passa una mezz’ora o poco piu’ e mi ritrovo di nuovo a piedi ed e’ cosi’ che me la dovro’ cavare fino alla fine, adattandomi ai cambiamenti del clima quando saliamo sopra i 3500. La natura a questa altitudine ci offre uno spettacolo incredibile, la varieta’ della vegetazione si manifesta in tutta la sua straordinaria bellezza fatta di colori insoliti e forme nuove, mi distraggo dal freddo e dai vestiti zuppi e pesanti che ho addosso.
Verso le 17 comincia la discesa, destabilizzante e infinita, con le distorsioni in agguato a ogni salto.

L’ultima ora, quando ormai non sento piu’ nulla, fatica dolore o freddo me la faccio mentre cala il buio, cosi’, per chiudere col brivido. Abbandonato al destino da una guida irresponsabile e traditrice comincio ad orientarmi solo con i segni bianchi che intravedo su alcune rocce. Salto di qua e di la’ come un indemoniato con la forza della disperazione, vagheggiando idee omicide. Avanzo in riserva di ossigeno-benzina.
Alle 19;05, dopo 12 ore di viaggio arrivo davanti al rifugio, un uomo mi viene incontro puntandomi la luce di una torcia. La rabbia svanira’ all’istante sostituita dall’adrenalina, rapidissime endorfine naturali e molta fame.
La mattinata successiva la trascorrero’ in completa solitudine nel rifugio-fattoria. Non partecipero’ alla pesca nella laguna, mi riposero’ camminando scalzo per la vallata, bevendo acqua fresca dal fiume e passeggiando coi cavalli in questo angolo di paradiso terrestre.
Al termine dell’ultimo dei tre giorni avro’ percorso 80 km a piedi tra Leymebamba e La valle de Los Condores, primo italiano a venticinque anni dalla sua apertura.

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Chachapoyas 16/11/14

                                                                   trek

Celendin, messaggio al mondo

Cittadini e cittadine che vívete  sulle rive del rio Marañon, ci rivolgiamo anche all’opinione pubblica nazionale e internazionale , per denunciare questo  tentativo di distruzione del  rio Marañon (considerato una delle sorgenti del Rio delle Amazzoni) attraverso lo sbarramento che servira’ a costruire una mega centrale idroelettrica chiamata “ Chadin II “da parte dell’ impresa brasiliana Oderbrecht.

Per noi il rio Marañon non rappresenta un incidente geográfico in piu’, ma una fonte di lavoro e di sussitenza; uno stile di vita che per generazioni e generazioni ha contribuito ad alimentare non solo il nostro popolo, ma anche le regioni di Cajamarca e Amazonas.

Recentemente sono venute nelle nostre comunita’ persone strane che con l’ inganno hanno portato divisione e malessere, alterando la nostra pace e la tranquillita’ nella quale viviamo.

Ci hanno offerto una serie di progetti , le strade per esempio, quando e’ la stessa impresa che ne ha bisogno per trasferire i suoi macchinari e le turbine per costruire la centrale idroelettrica Chadin II.

Vogliamo dire che se in effetti ci manca una strada per trasportare i nostri prodotti dal rio Marañon, questa sara’ inutile se poi tremila ettari della nostra valle rimarranno inondati                sotto l’acqua.

Ci hanno offerto lavoro per due anni, quando la valle del nostro rio Marañon genera lavoro da generazioni  e generazioni, e grazie a lui abbiamo potuto educare i nostri figli; se si  chiude il rio Marañon centinania di noi perderemo la nostra fonte di lavoro e saremo condannati alla miseria.

Il lavoro che generiamo nella valle del Marañon e’ per tutta la vita; e poi lui non ci esclude, non ci chiede un curriculum e non ci discrimina se non abbiamo un livello di istruzione superiore; allo stesso modo non  pretende limiti di eta’, e poi  il lavoro  non e’ per pochi quanto per tutta la nostra comunita’ e per quelle vicine a noi.

Ci hanno offerto un  canone idroelettrico , pero’ non ci dicono che questo denaro oltre ad essere poco deve essere distribuito tra due regioni , e arrivera’ tra 17 anni perche’ occorre recuperare l’ investimento. E non ci hanno detto che non e’ denaro dell’ impresa, ma un debito che contrae il Peru’ con il Banco de Brasil che alla fine dovremo pagare tutti noi peruviani. Il Brasile vuole anche stabilire le condizioni. Visto che sara’ l’ impresa brasiliana Odebrecht a costruire la diga, chissa’ che bel negoziato ci sara’ nel mezzo.

Ci hanno detto che il progetto portera’ energía pulita, in realta’ produrra’ grandi quantita’ di gas metano contribuendo in maniera enorme al riscaldamento globale e al cambio climático, inoltre modifichera’, pregiudicandolo negativamente, il clima nelle nostre comunita’; distruggera’ tutte le varieta’ di pesce del nostro rio, ci derubera’ delle nostre terre per  costringerci a spostarci in luoghi che non conosciamo.

Nessun progetto che distrugge la natura e genera problemi  sociali puo’ dirci che genera energía pulita, questa e’ una bugia che stanno diffondendo. E poi conosciamo altri progetti eseguiti dalla Odebrecht che hanno allontanato intere comunita’ che ora vivono in totale e assoluta miseria.

Ci hanno detto  che l’ energía prodotta servira’ allo sviluppo del nostro  popolo, che non e’ possibile che il Peru’ compri energía dall’ Ecuador, pero’ non ci hanno detto che questa energía e’ indispensabile per far funzionare i quattordici mega progetti minerari come il progetto Conga della Yanacocha e che l’ energía dell’ Ecuador non e’ per la popolazione, ma per il funzionamento di questa miniera. Non solo vogliono distruggere le fonti di acqua dei nostri fratelli di Celendin e Bambamarca con il progetto Conga, con “Chadin II” vorrebbero stravolgere la nostra valle del rio Marañon seppellendolo con una inondazione di 35 km, distruggendo cosi’ le nostre coltivazioni come quella del cacao, che ha reso conosciuta Celendin per la produzione del cioccolato shilico.

Per questo:

Rifiutiamo in assoluto la distruzione del rio Marañon da parte dell’ impresa brasiliana Odebrecht.

Denunciamo il ricatto del governo che minaccia di cancellare i programmi sociali se non andiamo alle riunioni della Odebrecht a firmare la nostra distruzione.

Denunciamo pubblicamente la persecuzione giudiziaria della impresa Odebrecht che vorrebbe terrorizzarci con le citazioni e le denunce fatte ad alcuni tra noi cittadini, autorita’ e dirigenti che ci opponiamo alla distruzione delle nostre fonti di sussistenza.

Annunciamo che non venderemo neanche un centímetro della nostra terra alla impresa mafiosa Odebrecht, ne’ a chiunque invieranno ad ingannarci o per corromperé autorita’.

Esortiamo tutta la comunita’ di Celendin e i fratelli della regione Amazonas a rimanere uniti, perche’ cosi facendo, e rifiutandoci di vendere le nostre terre, non potranno toglierci il nostro rio.

Vogliamo dire al governo peruviano che non accetteremo la loro idea di sviluppo, perche’ il loro sviluppo significa la nostra distruzione, quella delle nostre famiglie e delle nostre comunita’.

Allo stesso modo sosteniamo e appoggiamo la lotta contro il progetto Conga, perche’ non ci sara’ Conga senza energía, senza  Chadin II.

Per questo il nostro motto sara’: “Ni Conga, Ni Chadín! ¡Los pueblos se respetan!”

Dichiariamo percio’ che il progetto “Chadin II” non ci sta bene, che e’ inattuabile  perche’ distrugge le nostre risorse naturali. Per questo rifiutiamo la sua costruzione.

Celendin, ottubre 2014.

maxima

Peru’, sangue sulle elezioni.

lima

PERU’ – Lima 06/10/2014. Sono  da poco passate le 8 del mattino quando la signora Huainillo viene a sapere che suo marito Sergio, membro delle forze dell’ordine, è stato ucciso nel corso di un’imboscata.

Assassinio di matrice terrorista. Si erano sentiti per telefono alle 10 di sera, quando Sergio l’avvertiva che stava aspettando il cambio; di li a poco sarebbe partito per tornare a casa.  Invece non è più tornato. E così sua moglie Vittoria resta sola con i suoi due figli, Hector (14) e Marco (11).

Un paio d’ore prima della terribile notizia, alle 5:45, nella valle  del Rio Apurimac Evre Y Mantaro (Vraem), un convoglio di agenti  delle Operazioni Speciali Antidroga, viene attaccato. Gli uomini del convoglio sono armati di fucili AKM e guidati dal comandante Orlando Ramos Lima; il convoglio, composto da  28 agenti distribuiti su 4 veicoli, a 10 km dall’arrivo, sulla carretera che collega Machente a Tutumbaru, nella regione di Ayacucho (tra Lima e Cuzco) sta trasportando materiale elettorale, quando improvvisamente il primo veicolo viene bersagliato da colpi provenienti dalla selva. L’imboscata avviene in un tratto di strada estremamente difficile da sorvegliare, impossibile avvistare cecchini appostati e uomini pronti all’assalto.

A dare la notizia è un comunicato della Policia Nacional del Perù (PNP), che informava di come gli agenti partiti dalla base di Machente fossero rimasti coinvolti in uno scontro a fuoco con una “colonna di guerriglieri”.

Il bilancio delle vittime, fornito direttamente dal comando riporta di  2 sottufficiali rimasti uccisi, LuisVasquez Diaz e Sergio Mendoza Hallas, morti durante il trasporto all’ospedale di S.Francisco. Cinque i feriti, tra i quali lo stesso comandante Ramos.

Proprio un paio di giorni prima nella zona erano comparsi volantini con su scritto: “Non votare alle elezioni” e nel testo del messaggio l’appello a riorganizzare la «guerra popolare contro il regime di Humala, lacchè degli imperialisti». Torna alla mente un episodio analogo piuttosto significativo, il 17 maggio del 1980, quando Sendero Luminoso assalta a sempre un carico di materiale elettorale dichiarando guerra allo stato peruviano.

Proprio ieri si è chiusa la campagna elettorale dei municipi. È importante spendere due parole perchè nella capitale – da dove scrivo – e’ stata combattuta in maniera asfissiante, a colpi di dossier, aperture di inchieste per reati di corruzione, riciclaggio, o spese ingiustificate. Di tutto. Più di un candidato, ma non a Lima, è stato sbattuto sui giornali con l’accusa di voler solamente rappresentare gli interessi del narcotraffico all’interno della politica.

“Ruba ma fai le opere. Vota il meno peggio”, questo è il leitmotiv e disinteresse e rassegnazione stanno diventando sentimenti diffusi. Non un centimetro della città è stato risparmiato dalla propaganda elettorale, alcuni prati sono completamente infilzati dai paletti di questi ecomostri di cartone che cercano di svettare uno sull’altro. Sporgono anche sulla strada perennemente bloccata dal traffico rumoroso e strombazzante. Anche qui il populismo si fa sentire, la sicurezza, le facce dei bambini quelle dei poveri ai quali molti promettono cure affettuose. Altri si rivolgono alla nuova città, quella che guarda al business e alle tante idee da mettere in cantiere. “Lima, la città degli imprenditori”. Eh già, 10 milioni, tutti imprenditori!

A Barranco, quartiere bohemienne della capitale sono comparse le pubblicità dei cartelli elettorali persino al posto delle insegne dei negozi, prestate con entusiasmo manifesto dai proprietari che non hanno fatto mancare i propri auguri scritti a caratteri cubitali. Qualcuno di loro sospettosamente di buon umore nonostante il negozio vuoto.

Delle elezioni torneremo a parlare in seguito, come potremo raccontare meglio dei vari candidati minacciati  a suon di pallottole. Torniamo ai 2 agenti morti. Pedro Yaranga, analista peruviano citato dal quotidiano Correo, ricorda che il fatto si è svolto in uno dei territori più pericolosi al momento in Perù, da  qui passa buona parte della cocaina, e in proprio in questa porzione di selva gli ultimi guerriglieri di Sendero Luminoso si sarebbero rintanati. Per Yaranga dietro l’imboscata c’è Jorge Quispe Palomino, meglio conosciuto come “Comandante Raul”. Il leader di SL avrebbe portato a compimento l’attentato avvalendosi del proprio braccio armato, il gruppo sovversivo “Antonio”. Ruben Vargas altro addetto ai lavori ne ha parlato definendolo un colpo mediatico riuscito a ridosso delle elezioni. Si è cercato in maniera violenta di voler trasmettere un’immagine e uno stato d’animo indomito nonostante gli arresti e l’eliminazione fisica lo scorso anno di altri due elementi di spicco come “Alipio” e “Gabriel” ( Alejandro Borda Casafranca e Martin Quispe Palomino, fratello di “Raul”).

A Twitter è affidato il pensiero di dolore e indignazione del primo ministro Ana Jara: «Attacco narcoterrorista. Rendiamo onore al loro nome esercitando il nostro diritto questa domenica 5 ottobre: eleggere ed essere eletti. Il Perù non permetterà il sabotaggio della democrazia».

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Intervistare Assange

Originally posted on ilNichilista:

Ho intervistato Julian Assange, oggi. Al telefono, via Skype, dopo aver ricaricato un credito che credevo di avere già e invece non c’era. Ha risposto lui, quando ho chiamato. Non è andata come ad altri, che hanno dovuto passare per un intermediario. Ha risposto, con una voce bassa, tremula, rotta da colpi di tosse e con la mente palesemente impegnata su altro, come con me stesse ripetendo delle formule mandate a memoria, automatizzate, che non impegnano più la sfera cosciente. Aspettavo di intervistarlo da anni, da quando nel 2010 volevo farne il corpo di un libro su di lui. Ma non è stato affatto come l’avevo immaginato. Forse non lo è mai, con gli eventi degni di menzione della propria vita. Pensavo sarei stato emozionato, e invece ero assorto, annoiato quasi. Pensavo a un timore reverenziale, e invece non ne ho avuto. Ho provato molta compassione, invece, e questo non…

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Perù, carbone e cocaina

trujillo

PERU’ – Trujillo 02/09/2014. Dopo le ingenti misure di sicurezza disposte per il trasporto aereo dal Ministro degli Interni Daniel Urresti Elera che ha lavorato in questi ultimi giorni con gli organi di polizia regionale di Lima, del distretto di Callao e con gli uomini della Dirección Tránsito y Seguridad Vial, sono stati illustrati presso la base dello “Squadrone Verde” i dettagli dell’ “Operazione Carbonero”, il più grande sequestro di cocaina mai registrato nella storia del Perù. Si tratta infatti di 7,6 tonnellate di cocaina pura, ma la cifra sembrerebbe destinata a salire fino a 10 tonnellate. Lo ha riferito in conferenza stampa il gen. Vicente Romero, della polizia antinarcotici.

Il valore dello stupefacente nel continente europeo sarebbe stimato in 337 mln di euro, contro i 9 mln del prezzo di acquisto sul mercato peruviano di Trujillo, dove la cocaina viene venduta per circa 1200 dollari al kilo.
La droga era nascosta all’ interno di un carico contenente rocce di carbone, distrutte in seguito dagli agenti dell’antinarcotici che hanno avuto un bel da fare per estrarla dalle rocce. In seguito si è provveduto a trasferirla su un aereo militare atterrato alle 8:45 a.m. di ieri mattina (ora locale) all’aeroporto Jorge Chavez di Lima. Il governo peruviano attraverso una nota emessa dall’ Oficina de Comunicaciòn Social del Ministero degli Interni riferisce che l’operazione di polizia è stata eseguita in un deposito di Valdivia Baja, Huanchaco (Trujillo) a 585 km dalla capitale. L’ intervento secondo gli investigatori avrebbe inferto un duro colpo al narcotraffico internazionale nel suo legame con i cartelli messicani. Nei pressi della fabbrica-deposito sono stati redatti 1745 verbali, si è provveduto al sequestro di 27 veicoli ad uso privato, sono stati recuperati 15 veicoli rubati, e denunciate 29 persone altamente positive all’etilometro. Sedici le unità impegnate nella gestione del traffico locale. Disarticolate 8 bande criminali per un totale di 113 arresti e 60 indagati, tra i quali si registra un caso di corruzione di funzionari pubblici. L’operazione si è svolta sotto il coordinamento del direttore generale della polizia nazionale, il gen. Jorge Flores Goigochea. Tra gli arrestati sei peruviani e due messicani, tra i quali Lee Rodriguez Torres conosciuto come “El Duro”, presunto affiliato all’ organizzazione criminale del cartello della Sinaloa, con mansioni di rappresentante nella zona di Huanchaco. Secondo alcuni calcoli degli uomini della Divisiòn de Investigaciones Especiales de la Direcciòn Antidrogas (Divinesp), l’organizzazione avrebbe gestito traffici di cocaina per 20 tonnellate negli ultimi 4 anni, organizzando almeno 25 spedizioni. In merito a queste numerose rimesse, purtroppo, al momento non si dispone di ulteriori notizie.
Le indagini che hanno portato alla conclusione dell’ “Operazione Carbonero” sono iniziate nel novembre del 2013, dopo che la polizia aveva scoperto a Trujillo un carico di pietre di carbone dentro le quali si nascondevano 141 kg di polvere bianca. A quel punto la Direcciòn Antidrogas coadiuvata proprio dalla DIE mette sotto osservazione tutte le esportazioni delle compagnie “Carboniferas Alfa & Omega” e “Betas Andinas de Perù”, società costituite rispettivamente il 26 di marzo del 2011 e 26 settembre 2012 a Trujillo. Dall’ analisi approfondita dei dati delle due aziende verrà osservato come l’ acquisto e il traffico verso Spagna e Belgio di carichi di pietre di carbone fosse cresciuto in maniera esponenziale arrivando al numero sospetto di almeno tre spedizioni al mese, di pari passo con il fatturato in crescendo delle due società, mentre il capitale inizialmente investito per la costituzione di queste imprese, che acquisteranno numerosi mezzi pesanti in breve tempo, appare piuttosto esiguo. Dalle intercettazioni telefoniche a carico di Nancy e Carlos Altamirano Flores e di Luis Tinta Jara e Nestòr Herrera Villanueva è stato possibile tracciare oltre ai loro profili anche l’ origine dei capitali, ma soprattutto i collegamenti con i rappresentanti del cartello della Sinaloa che verificavano personalmente, attraverso la figura de “El Duro” il ciclo di esportazione dello stupefacente verso i paesi europei. L’ operazione è stata condotta utilizzando, come avviene negli ultimi anni per le indagini internazionali la tecnica della “remesa controlada” (spedizione controllata) che permette alla droga di uscire dal proprio territorio verso uno o più paesi, sempre con la supervisione delle autorità del paese di destinazione, in maniera da poter identificare e ricostruire la rete dei trafficanti. Questi ultimi, sul versante dei produttori, potevano contare su cinque depositi, situati proprio nei pressi di Huanchaco. Dal primo deposito, al km 10 proprio della carretera Huanchaco la cocaina proveniente dalla valle dei fiumi Apurimac, Ene e Mantaro (Vraem), dove i narcoaeroplanini la prelevano al ritmo di 500 kg per ogni carico, veniva inizialmente stoccata passando poi per i depositi 2 e 3, da Chimù fino alla quadra 7 del Jiron Tupàc Amaru, nella zona di Villa del Mar. Qui le pietre di carbone venivano perforate per sistemarci dentro la droga e poi ricoperte con gli stessi frammenti di roccia incollati. L’ imballaggio verrà effettuato nei depositi 4 e 5 di Valdivia Baja, da li pronto per essere trasportato via mare dai porti di El Callao in Lima e da quello di Paita, a nord vicino al confine con l’ Ecuador. Destinazioni finali, stando alle parole del generale Romero sarebbero principalmente Spagna e Belgio. All’operazione avrebbe collaborato anche la Dea statunitense.
Intanto due giorni fa nel porto di Gioia Tauro, secondo l’emittente televisiva locale Reggio TV, i funzionari dell’ufficio antifrode dell’Agenzia delle Dogane hanno sequestrato un carico di 55 kg di cocaina purissima proveniente dal Perù. La droga è stata trovata all’interno di un container grazie ad un lavoro meticoloso di incroci documentali e controlli eseguiti con apparecchiature scanner.

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ètn per agccommunication.eu il 2/09/2014

Israele-Hamas

2 luglio 2014

Troppi particolari riguardanti l’ internazionale perdita di appeal nei confronti di Israele lasciano il campo a speculazioni, dubbi e perche’ no, alla paranoia. Campagne come BDS , considerata da Netanyahu una “minaccia strategica” o l’ iscrizione nella lista nera delle societa’ israeliane come Africa Israel Investments e Danya Cebus da parte del fondo sovrano norvegese, il piu’ importante al mondo, quello con un portafoglio di 629 mld di euro, ma anche il ritiro degli investimenti olandesi (Pggm) e l’ adozione dell’ American Studies Association di una risoluzione (febbraio) che di fatto porta alla rottura dei rapporti con le universita’ israeliane vanno ad aggiungersi al fallimento, o forse potremmo parlare di boicottaggio, l’ ennesimo, di quei negoziati che cercavano di restringere il raggio d’ azione degli abusi e dell’ arroganza del governo israeliano, che si ostina a rifiutare qualsiasi concessione, arretramento e demilitarizzazione nei territori del futuro Stato palestinese. Alain Gresh e Julien Salingue, con due bellissime pagine di giornalismo e analisi su ” Le Diplo”, nell’ edizione di giugno, quindi precedente al ritrovamento dei corpi dei tre ragazzi israeliani ( ennesima vergogna e inquietante assassinio), a mio avviso, forniscono elementi utilissimi di riflessione e approfondimento che invito a prendere in considerazione a chiunque si interessi alla politica estera, magari anche per pura e semplice curiosita’. A questo proposito andrebbero valutati anche gli sviluppi mediatici del caso “SodaStream”, la sospensione di alcune forniture di sottomarini nucleari da parte della Germania, o il dibattito interno all’ Unione europea che starebbe pensando di mettere in atto alcune sanzioni nei confronti di Israele.

Intanto nel ghetto ebraico di Roma, In Via del Tempio, si abbassano le serrande per un ora in segno di lutto. La Trattoria di Giggetto, il negozio di Franco e Cristina e il Centro di Cultura ebraica vi lasciano appeso un volantino con la faccia dei tre ragazzi uccisi e l’ hashtag,‪#‎justice4ourboys‬ (Eyal Yifrah, 19 anni, Gil-Ad Shayer e Naftali Yaakov Frenkel , entrambi sedicenni).
Nel messaggio in cui esprimono il loro sentimento di lutto c’e’ gia’ anche la sentenza: la firma degli assassini e’ quella di Hamas, lo diceva ieri sera anche il TG1.

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